↓Salta al contenuto principale
Versisognanti

Silenzio tra le crepe

Il silenzio cresce tra le crepe del muro,
la casa non chiama più per nome.
Parla solo la polvere, lenta e sottile,
e ogni tempo si sgretola in silenzioso ricordo.
Le crepe diventano radici di una foresta lenta,
foglie di memoria che spuntano dal pavimento.
Il soffitto trattiene un brivido antico,
mentre l’aria si allarga come una valle di echi.
Niente voce, solo un mormorio tra le stanze
un corridoio che respira, tronchi e licheni.
Le finestre guardano oltre l’ultimo rigo del giorno,
e la casa sogna ciò che non ha più detto.
Così cresce il silenzio, verdeggiante e pesante;
ogni crepa una strada verso il passato.
Quando la porta cede, è la memoria a entrare,
e la casa si espande, bosco di ricordi incantati.

Spiegazione

Questa poesia si configura come un’elegia sulla memoria e il tempo, utilizzando l’architettura in rovina non solo come ambientazione, ma come metafora ontologica del ricordo stesso. Il testo non descrive semplicemente la decadenza fisica di una casa; ne esplora la trasformazione emotiva, elevando il degrado strutturale a un processo quasi vegetale e biologico.

Il nucleo tematico risiede nella sinestesia tra suono (l’assenza di voce) e materia (la polvere, le crepe). Il silenzio non è mai assente; al contrario, è descritto come una forza attiva che “cresce” e che risulta “verdeggiante e pesante,” acquisendo così la consistenza fisica del muschio o della vegetazione. Questa personificazione conferisce al vuoto un peso emotivo palpabile: il silenzio diventa l’accumulo di tutte le parole mai non dette, i ritorni silenti di una storia conclusa ma non dimenticata.

Le crepe agiscono come simboli portanti e dinamici. Inizialmente sono semplici fratture in un muro che perde la sua funzione identificativa (“la casa non chiama più per nome”). Tuttavia, il poeta opera una sublime metamorfosi: queste crepe cessano di essere difetti strutturali per diventare “radici” e “strade verso il passato.” Questa transizione è

Altre poesie