Quando il raggio obliquo fende la polvere non è più luce sola, ma intaglio vivo, un ordito di niente che si muove, un tessuto di vuoto, non furtivo.
Disegna nell’aria lenti labirinti, un’architettura senza peso e fiato, dove ogni fibra svela istanti estinti, un merletto di sole già passato.
E l’occhio segue senza comprender bene quel disegno che non ha fine né principio, la trama fragile che si mantiene solo un attimo, sfuggente precipizio.